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March 26

Fusione da fuso (“TA NA NA NA NANANA…”)

Manhattan, maggio 2005

 

Il sogno si era avverato!
eravamo a New York!!!
Il viaggio era andato bene anche se un po’ lungo,
e finalmente eravamo arrivate in albergo…

hmmm! certo che chiamarlo albergo…
posizione ottima, in Times Square,avete presente dove a Capodanno
fanno la famosa conta alla rovescia?
ecco, a due passi da li, ma veramente due, di fronte alla sede del New York Times…
l’HOTEL CARTER sarebbe stata la nostra dimora americana…eravamo gasatissime!
appena messo piede nell’atrio, fummo investite da una terribile zaffata di fritto misto…
(o paranza, come insegna l’amico Silvestri), a terra c’erano almeno dieci o dodici enormi tappeti buttati in ordine sparso, in alcuni casi persino sovrapposti, e dietro a quello che doveva essere un bancone ma che sembrava più uno sportello della metropolitana, due signore cinesi discutevano animatamente.
Ci avvicinammo con la nostra prenotazione, una delle due ci strappò i documenti dalle mani , masticando un involtino primavera, e alquanto infastidita (spero con l’altra cinese e non con noi), e con voce stridula formulò qualcosa…che lì per lì pensai fosse in cinese…poi capii che parlava inglese…ma quel che arrivava a noi era esattamente questo: “yo u i a vent flò”

Accidenti…ma ke cakkio aveva detto?
era evidentemente alterata e lo fu ancora di più quando le facemmo ripetere per almeno cinque volte la stessa frase: “yo u i a vent flò!” ripeteva alzando sempre di più la voce stridula…
probabilmente per istinto di sopravvivenza, alla quinta ripetizione ebbi un’intuizione e capii…”Your room is at the seventh floor!” ecco che diceva!!!
Prendemmo l’ascensore, sempre inondato da quel terribile odore di pesce fritto alias paranza,
e ci avviammo nella nostra stanza…trovammo la porta dischiusa…e dentro…
Mi Dio! Ma era scoppiata una bomba o eravamo finite in discarica? Un ragazzo, credo (e spero) un addetto alle stanze, ci venne incontro ridendo e in un americano un po’masticato ci disse che…non era ancora riuscito a riordinare la nostra stanza…

Ma allora…era veramente quella, la stanza? Attendemmo in corridoio, un cunicolo stretto e lercio con pareti rosse e tappeti consunti buttati a terra, a coprire lo squallore di un pavimento  fatiscente, ci guardavamo sconvolte, senza saper che dire, ma ovviamente, ridendo a crepapelle…
quando il ragazzo uscì, finalmente entrammo, esauste, con la sola voglia di…dormire!
Era la stanza più brutta che avevamo mai visto…alle pareti una carta da parati con enormi e improponibili disegni, a tratti completamente staccata, a tratti…visibilmente umida, due letti, all’angolo un televisore anni ’70…e basta! Non c’era un armadio, una sedia…non c’era manco un appendino…le tele non funzionava …ma dove dovevamo sistemare i nostri vestiti? Sulla tv?
E il bagno?…ci facemmo coraggio e buttammo l’occhio…c’era un lavandino…senza un angolo, era proprio spaccato con i tubi “a vista”, e la doccia…o usciva l’acqua bollente o freddissima, non c’era modo di miscelare…il tutto dava la netta sensazione di…zozzo!!!

Per fortuna, a noi, che siamo due pazze, basta essere in vacanza per prendere tutto con estremo ottimismo!
Qualsiasi cosa in quella stanza, ci offriva lo spunto per una battuta, e ci facemmo prendere da una incontenibile ridarella…non ci fermavamo più!!!
Quando avevamo ormai esaurito le nostre forze, decidemmo di metterci a letto per alzarci di buon’ora la mattina seguente e buttarci a capofitto nella Grande Mela!
Decidemmo che Elisabetta avrebbe tenuto il suo orologio con l’ora italiana, io avrei spostato il mio di sei ore, tanto era il fuso orario, e la sveglia la mettevo io sul mio cell.
Avevamo deciso di alzarci alle otto, quindi puntai la sveglia alle due…
BUONANOTTE!
BUONANOTTE!
Quando squillò la sveglia, io, che non stavo nella pelle al solo pensiero di trovarmi a New York, saltai subito giù dal letto canticchiando quello che sarebbe diventato il tormentone di tutta la nostra vacanza…non a caso...New York New York! “ Ta na na na na nana!”
Elisabetta era un po’ meno entusiasta, e mi ripeteva che le sembrava di aver dormito cinque minuti e che non riusciva ad aprire gli occhi…io senza pietà le cantavo nell’orecchio, inframmezzando la mia canzone ogni pochi minuti con un perentorio: “ Sveglia! Doccia! Manhattan ci aspetta!”
Lei guardò fuori da una specie di lurida finestra e con voce impastata dal sonno disse: “Ma è buio”…
dovete sapere che succede spesso che io racconti a Elisabetta una cazzata pazzesca convinta che lei capisca che si tratta di una battuta, ma lei puntualmente…ci crede!
Non perdetti l’occasione per dirle: “Ma dove vivi? Non lo sai che a New York il sole spunta tardissimo???”

Giuro! ero convinta che avesse capito che si trattava di una battuta…invece…
Per fortuna, ad un certo punto pensò di dare un’occhiata all’orologio…la vidi ad un tratto contorcersi sul letto dalle risate e attesi un po’ prima che fosse di nuovo in grado di proferir parola…
per farla breve, non sappiamo e non sapremo mai come, l’ora del mio cell si è spostata da sola…ed era…l’ora americana, per cui…erano le due di notte!!!

Ahahahah! Avevamo rischiato di trovarci in strada nel cuore della notte in una New York alquanto addormentata…ma altrettanto…pericolosa!!!
Non dormimmo per almeno altre due ore, ma solo a fine giornata, Elisabetta mi disse:” ma come mai a New York il sole spunta tardi?”
Ahahahah!

FUSIONE DA FUSO???
“TA NA NA NA NANANA…”

March 22

PER UNA PENNA!!!

E’ passato tanto tempo ormai dall’accaduto…e credo sia giunto il momento di raccontare questo episodio, così magari vi fate anche voi una grassa risata!

 

Dunque, all’epoca lavoravo nel reparto contabilità di una società informatica, occupandomi, di tanto in tanto, anche di marketing.

Il caso volle che, all’Associazione degli Industriali, tenessero una conferenza relativa al suddetto argomento, e io venni scelta dal mio capo per parteciparvi, prendere un po’ di appunti, insomma, imparare qualcosa di utile!

Molto orgogliosa di essere la prescelta, mi agghindai da donna manager (tailleur giacca/pantalone e scarpe col tacco), e mi recai sul posto.

Tanto per cominciare arrivai un po’ in ritardo (strano a dirsi non trovavo la strada, ma chi mi conosce bene lo sa che con il mio senso d’orientamento sarei capace di perdermi anche dentro casa mia…), la conferenza non era ancora iniziata ma purtroppo quasi tutti avevano già preso posto…non capendo granché dell’argomento che si andava ad affrontare, avevo ipotizzato di “parcheggiarmi” nelle ultime file, per potermi “nascondere” qualora mi fossi annoiata e magari dedicare ad altro senza farmi vedere (sms vari e disegnini di tutti i generi al posto…degli appunti).

Prima di entrare nella sontuosa e severa sala, mi riempirono di brochure, carte varie e blocco notes.

Appena varcata la soglia, ovviamente mi caddero tutti sti incartamenti e feci talmente rumore, nel silenzio surreale che regnava, che gli sguardi dei presenti si volsero tutti verso di me…ebbi modo così, mentre raccoglievo un foglio e me ne cadeva un altro, di accorgermi che i miei “compagni di conferenza” erano i più prestigiosi commercianti e imprenditori di Trieste!

Comunque, raccolte le mie cose alla meno peggio, mi accomodai nell’unico posto rimasto libero…in seconda fila, proprio in faccia al relatore!

Rimasi immobile per almeno dieci minuti, evitando persino i respiri profondi per non fare altri danni, regnava un silenzio inquietante (dopo il caos da me procurato), e mi sembrava di aver già attirato sufficientemente l’attenzione…

Iniziò la conferenza e capii subito che  non solo era noiosissima, ma dei termini tecnici usati “dall’omino in cattedra” ne conoscevo due ogni dieci e per farla breve…non capivo niente!

Attorno a me tutti iniziarono a tirar fuori i notes e prendere appunti molto seriamente.

Pensai di doverlo fare anch’io, quantomeno per darmi un atteggiamento, e per non cadere di li a pochi minuti in un sonno profondo!

Remore della figuraccia fatta poco prima, per non fare alcun rumore, cominciai con la mano a frugare nella mia borsa alla ricerca di una penna, senza distogliere mai lo sguardo dal famoso omino…al tatto l’avrei sicuramente trovata!
Dopo aver palpeggiato per dieci minuti tutto il contenuto della borsa (nella mia c’è davvero di tutto), finalmente la trovai…e sempre senza guardare mi preparai con notes e penna in mano, pronta a scrivere, ma proprio in quel momento, il relatore decise di farci vedere delle diapositive, così dovetti aspettare un po’ per…fingere di prendere appunti!
Sentivo attorno a me un certo movimento, qualcuno tossicchiava, qualcuno ridacchiava, insomma…mi sentivo osservata, ma mi ero imposta di mostrarmi seria e concentrata e di non lasciarmi distrarre dai presenti.

Finite le diapositive, finalmente potevo prendere appunti…e non appena i miei occhi si abbassarono sul notes, intravidi, ahimè, la penna…MIO DIO! NON LO ERA! AVEVO IN MANO UN TAMPAX!!! SIII!!! UN ASSORBENTE INTERNO SENZA INCARTAMENTO E CON TANTO DI CORDONCINO PENZOLANTE!!!

NOOOOOOOOOOOOOOOO!!!

Rimasi così, immobile, col tampax in mano tenuto a mo’ di penna, e non contenta, finsi per un po’ di scrivere!!! MA SI PUò!!!!???!!!

Cosciente che ormai tutti i  presenti stavano rischiando di morire strozzati nel tentativo di soffocare le risate, feci sparire  con un trucchetto alla Silvan (che non sono mai più stata capace di rifare), l’assorbente/penna, e rimasi immobile per un tempo infinito.

Per fortuna ad un certo punto qualcuno, che non conosco ma che non finirò mai di ringraziare,
propose una pausa-caffè, e io ovviamente ne approfittai per fuggire a gambe levate!!!

Chissà quanto si saranno divertiti, quando, rientrati dalla pausa, videro il mio posto VUOTO!

 

P.S.: ma chi ha inventato la correzione ortografica in word? Voglio scrivere disegnini e mi propongono “bisognini”

Voglio scrivere trucchetto e mi propongono “tacchetto”

Voglio scrivere Tampax e mi suggeriscono “stampa, campa, rampa”

Voglio scrivere può e mi consigliano “puh”!!!

Infine scrivo Silvan e mi suggeriscono Silvana...non so se il povero Silvan sarebbe contento di cambiare sesso...

Ma si può???

March 21

CTRL + X (elimina in informatichese)

Sabato mattina.

Metto la sveglia alle 8.00, potrei dormire di più visto che non lavoro, ma non voglio perdermi l’intervista su Rai Uno a Pino Roveredo, uno dei miei scrittori preferiti.

Accendo la tv e attendo.
Tre i “ conduttori” che si passano la palla trattando ognuno un argomento diverso (capirò più tardi che per loro, proprio di una sorta di gioco a palla si tratta).

Finalmente ci siamo, la bionda pseudo-giornalista introduce, con la discussa canzone di Simone Cristicchi “Ti regalerò una rosa”, l’argomento delicatissimo della salute mentale.

Mi accorgo subito che parla senza cognizione di causa, preoccupandosi solo di specchiarsi nel monitor e di presentare il suo “profilo migliore”, dimenticando però un piccolo particolare... “collegare il cervello”...
presenta Pino Roveredo senza spendere due parole per descriverne la persona, le sue opere, senza citare il meritatissimo Premio Campiello vinto nel 2005 con il romanzo “Mandami a dire”.
Per allacciarsi all’argomento dell’intervista, illustra Roveredo come uno che ha avuto un' esperienza in manicomio e poi...ha scritto un libro!
Si spreca a fargli un paio di domande ma non gli da nemmeno il tempo di rispondere, la telecamera è costantemente puntata su di lei, sempre molto concentrata a controllare che “trucco e parrucco” risultino al meglio...

In pochi minuti liquida il “suo ospite”, per passare ancora una volta la palla ai suoi colleghi (probabilmente sempre intenti nel famoso gioco di cui sopra...).

Risultato dell’intervista: Pino Roveredo – Un pazzo che ha scritto un libro.

Sono indignata!
Ma come si può mancare così di serietà, di sensibilità?

Ma che fine hanno fatto i “giornalisti” veri?
Perchè si permette ad una bionda qualsiasi che più che una giornalista sembra una rappresentante della "AVON", di trattare argomenti che non conosce, di intervistare uno scrittore senza saper nulla di lui, senza aver mai letto nemmeno una riga delle sue opere?
Che fine ha fatto il professionismo?

Scrivo di getto una mail di protesta alla rai, sto per premere INVIO...ma ci ripenso...non ne vale la pena, sarebbero solo parole sprecate...meglio scegliere le persone giuste per...mandare a dire...

CTRL+X (“elimina” in informatichese)

Meglio il mio blog.

Per scrollarmi di dosso il fastidio che sento penso a stasera.

Alle 20.30 vado in teatro a vedere “La bela vita”, autore: Pino Roveredo, sì proprio lui, quel “pazzo” che ha scritto un libro.

Ce ne fossero...

March 20

A PAPA' PER LA RICORRENZA DI IERI...

PATAPAN ( Claudio Baglioni)

ce l'ho ancora sulla pelle
quell'odore di colline
sono lucine o sono stelle
quelle cose dove la campagna ha fine
ti ricordi pa'
mi tiravi per la mano
sul tuo passo più costante
tu un gigante e io un nano
mentre davi un nome agli alberi e alle piante
e raccontavi fatti
e misteri di laggiù
così per lunghi tratti
e se non ce la faccio più
tu mi trovavi un legno
e io ci montavo su
con quel cavallo e un regno e uno schiocco e patapàn

al galoppo e all'avventura
sotto a quel tuo naso grosso
messo come prua e non avevo mai paura
dentro la tua scia ti stavo sempre addosso

e nella sera chiara
da lontano l'armonia
di un suono di fanfara
di un tam tam di prateria
e le tue braccia forti
che indicavano la via
ai miei ginocchi storti e agli occhi e patapàn

ciao pa'
ma quante strade di sentieri bianchi
e quante ancora e ancora no non siamo stanchi
lo vedi come corro così veloce
dietro al tuo fischio e quella voce
se resti indietro aspetto sotto la croce
e scoppia il petto e in coppia

e andiamo avanti e patapàn
e sul ciglio di un burrone
tu facevi quella finta
di una spinta in giù e io ridevo col fiatone
e mi alzavi su nella camicia stinta

e ti sentivo dire
di chi c'è e chi non c'è più
e non poter capire
perché non è come un tram
su cui chi si vuol bene
sale e viaggia e scende giù
ma tutti quanti assieme per sempre patapàn

ciao pa'
così hai saltato giù e ora sei in volo
ti sei fermato un giorno e io corro solo
perché non m'hai aspettato e stai lontano
e non mi prendi più per la mano
che senza un legno adesso un po' più piano
vado e spesso cado
ma andiamo avanti

ciao pa'
ma dimmi dove è che stiamo andando
e questa vita dove mai ci sta portando
non era questo il mondo che volevamo
e non è il cielo che sognavamo
non è quel tempo, è adesso
in cui dobbiamo stare
e lo stesso andare
e andiamo avanti e patapàn

(GRAZIE A C.B.  PER AVER SCRITTO QUESTE PAROLE ANCHE DA PARTE MIA, PER MIO PADRE)

March 16

GIUDIZI E PREGIUDIZI

DOMANDA: "Alla tua età, ancora corri dietro a Claudio???..."
RISPOSTA:" per fortuna in questa imprevedibile avventura che è la vita
ci sono cose che non hanno spiegazione, che non sono definibili
e forse proprio per questo sono magiche...
e lui per me fa una piccola magia, mi regala dei bellissimi momenti,
e non è cosa da poco...
Come ripeto spesso per me ogni suo concerto è una botta di vita,
un carico di energie positive, che mi lascia benefici per qualche tempo,
e proprio per questo ho deciso di non rinunciarci...
se mi stuferò non ci andrò più, ma finchè mi farà stare bene
non mi farò alcun problema checchè ne dicano o ne pensino gli altri...
magari passerò per fanatica, ma ci può stare, forse lo penserei anch'io se...non fossi me!
Una cosa è certa, non porto via tempo o attenzioni a nessuno, sono autonoma e
indipendente. Non ho idea di cosa succederà in futuro e non lo voglio sapere,
voglio vivere il presente meglio che posso senza farmi problemi che non hanno senso
di esistere...per troppo tempo ho dato eccessiva importanza ai giudizi altrui,
per troppo tempo mi sono lasciata influenzare, per troppo tempo ho
pensato che cambiare idea fosse una cosa sbagliata... oggi...appunto...non la penso più così,
ma ho la coscienza a posto, e questo è ciò che importa.

La mia vita è sicuramente diversa dallo stereotipo di una donna della mia età,
lo so bene, ne ho sofferto a sufficienza, ora voglio solo trarne vantaggi...
magari se non ci si realizza costruendo una famiglia, lo si può fare percorrendo altre vie,
vivendo altre storie, ascoltando altre musiche...
e se la musica della mia vita ha una melodia diversa, mi sta bene così,
purchè continui a suonare..."